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Elezioni Rinviate

dal sito www.isimbolidelladiscordia.it

Quasi come un anno fa, giusto un po’ più in anticipo: anche questa volta il turno elettorale di fine primavera sarà differito in autunno, con tanto di regalone tagliafirme
 
Il 5 marzo 2020 il Consiglio dei Ministri aveva proposto al Presidente della Repubblica di revocare il decreto con cui si era indetto il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari (previsto in origine il 29 marzo di quell’anno), ottenendo subito il provvedimento; ci era voluto qualche giorno in più – mentre gli effetti della pandemia si aggravavano – per adottare una soluzione definitiva, che non riguardasse soltanto la consultazione relativa alla riforma costituzionale (l’appuntamento più vicino), ma anche le elezioni suppletive, regionali e comunali previste per il mese di maggio. Il 17 marzo, in particolare, il decreto “cura Italia” (d.l. n. 18/2020, convertito con legge n. 27/2020) derogò – all’art. 81 – alla disciplina referendaria prevista dalla legge n. 352/1970, permettendo di tenere il referendum entro il 22 novembre; il d.l. n. 26/2020, pubblicato il 20 aprile (convertito con legge n. 59/2020), stabilì invece che la finestra per le elezioni suppletive, regionali e comunali si sarebbe estesa tra il 15 settembre e il 15 dicembre. Com’è noto, si è scelto di votare – per il referendum e per gli altri appuntamenti elettorali, anche se le date non mancarono di sollevare polemiche – il 20 e il 21 settembre, per un giorno e mezzo, onde evitare rischi di assembramenti.
Questa volta, invece, essendo nota in anticipo la situazione cui si potrebbe andare incontro nei prossimi mesi, il nuovo governo – anche se la titolare del Ministero dell’interno è ancora, come lo scorso anno, Luciana Lamorgese – ha già deciso di provvedere al rinvio degli appuntamenti elettorali di fine primavera, approvando su proposta di Draghi e appunto Lamorgese un decreto-legge su “disposizioni urgenti per il differimento di consultazioni elettorali per l’anno 2021”. Al momento non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, per cui ci si limita per adesso a riferire il contenuto del comunicato diffuso dalla Presidenza del Consiglio. 
Il rinvio in particolare interessa ovviamente le elezioni comunali e circoscrizionali previste tra il 15 aprile e il 15 giugno (e tra i comuni al voto ci saranno pure Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli e – benché sia in una regione a statuto speciale – Trieste), come pure le suppletive per i seggi parlamentari che saranno dichiarati vacanti entro il 31 luglio 2021 (al momento è interessato solo il collegio uninominale Toscana – 12, relativo soprattutto alla provincia di Siena e in parte a quella di Arezzo, dopo le dimissioni di Pier Carlo Padoan), nonché le regionali (che al momento dovrebbero riguardare solo la Calabria, dopo la morte di Jole Santelli). Sono poi rinviate, anche se sono già state indette, pure le elezioni amministrative nei comuni sciolti per fenomeni di infiltrazione mafiosa (e qui il procedimento elettorale riparte daccapo, con una nuova presentazione delle candidature), quelle che si svolgono per l’annullamento delle elezioni amministrative in alcune sezioni, nonché quelle dei comuni “i cui organi devono essere rinnovati per motivi diversi dalla scadenza, se le condizioni che ne rendono necessario il rinnovo si verificano entro il 27 luglio 2021”. Tra le elezioni che, pur se indette, rischiano di essere rinviate ci sono pure quelle di Tremestieri Etneo, dopo che il turno del 4 e 5 ottobre 2020 era stato sospeso e rinnovato per sospetti profili penali nella sottoscrizione delle liste: inizialmente previste per il 29-30 novembre 2020, erano già state rinviate al 14-15 marzo di quest’anno e potrebbero ancora tenersi visto che la Sicilia è una regione a statuto speciale, ma dalla regione non sono ancora arrivate indicazioni. 
Tornando al decreto non ancora pubblicato, lì si è indicata per le elezioni la finestra temporale tra il 15 settembre e il 15 ottobre 2021, che in concreto vorrebbe dire avere come periodo utile – tenendo conto delle domeniche – dal 19 settembre all’11 ottobre: pur essendo ancora presto per indicare la data, pare che ci si orienti verso l’ultimo periodo disponibile per il voto, dunque il 10 e l’11 ottobre 2021. Perché, infatti, come l’anno scorso, si è disposto che le operazioni di voto si svolgano nella giornata di domenica (dalle ore 7 alle 23) e in parte della giornata di lunedì (dalle ore 7 alle ore 15), cui seguiranno immediatamente le operazioni di scrutinio (che, sulla base delle esperienze dello scorso anno, dovrebbero riguardare le schede delle elezioni suppletive e regionali, ove previste, prima di quelle delle elezioni comunali e – in seguito – circoscrizionali).
Proprio il fatto che alle spalle ci sia già l’esperienza del rinvio elettorale del 2020 deve aver consigliato di agire subito, con un maggior anticipo, anche per permettere nel frattempo alla campagna vaccinale di procedere e di arrivare al voto con una copertura maggiore. Certo è che, come l’anno scorso, la sottoscrizione delle liste si collocherà tra luglio e settembre (a seconda della data che sarà scelta per il voto): in particolare, se si voterà davvero il 10 e l’11 ottobre, le liste dovranno essere consegnate tra il 10 e l’11 settembre. ln teoria, se la data fosse fissata nei prossimi giorni, già dal 15 marzo si potrebbero raccogliere le firme, visto che la legge ritiene valide quelle raccolte fino a 180 giorni prima della scadenza del termine di consegna delle candidature e relativi documenti; in realtà, non si fissa mai con tanto anticipo la data del voto, quindi i sei mesi a disposizione si riducono sempre sensibilmente.
Difficilmente, però, qualcuno potrà dirsi preoccupato di questo: come accennato già all’inizio, il decreto-legge di prossima pubblicazione – in base a quanto precisato dal comunicato – per le elezioni comunali e circoscrizionali il numero minimo di firme richieste per presentare una lista sarà ridotto a un terzo. Si tratta della stessa riduzione praticata lo scorso anno, ma allora introdotta solo in sede di conversione del “decreto elezioni“, mentre qui si è provveduto direttamente per decreto-legge. Va detto che nel 2020 era stata inserita pure una “norma cornice” per le regioni che introduceva lo stesso taglio come principio per le molte elezioni regionali di quell’anno; questa volta – sembra di capire dal comunicato – non è prevista una norma simile, anche se – in base al “federalismo elettorale” – il consiglio regionale calabrese potrebbe ancora provvedere direttamente a una disciplina una tantum sulle firme, se volesse.
Volendo usare molta concretezza, riprendendo gli esempi fatto lo scorso anno – e ricordando che gli abitanti da considerare sono quelli rilevati dal censimento del 2011 – si può dire che per i comuni da mille a 2mila abitanti basteranno 9 firme invece di 25 (l’arrotondamento dei decimali della divisione, qui come nei casi successivi, va fatto all’unità superiore, come precisato nelle Istruzioni messe a disposizione l’anno scorso dal Viminale); in quelli fino a 5mila ne basteranno 10 e non più 30; in quelli fino a 10mila ne occorreranno almeno 20 e non più 60; in quelli fino a 20mila (dunque già comuni “superiori”, se sopra i 15mila abitanti) ne serviranno almeno 34 e non più 100. Nei comuni fino a 40mila abitanti ci si potrà accontentare di 59 firme invece che di 175; in quelli fino a 100mila abitanti basteranno 67 sottoscrizioni invece di 200. Negli enti fino a 500mila abitanti, come Bologna, serviranno almeno 117 firme e non più 350; nei comuni fino a un milione di abitanti, come Torino e Napoli (di poco sotto il milione) basteranno 167 firme invece delle 500 consuete. A Milano e Roma, che hanno oltre un milione di abitanti, ci si accontenterà infine di 334 firme invece di mille: praticamente quante in condizioni normali non sarebbero bastate per candidarsi a Bologna.
Tutto questo può avere una ricaduta immediata, ben intuibile da chi frequenta questo sito: essendo ridotte di due terzi le difficoltà per presentare una lista, potenzialmente nei grandi comuni potrebbe aversi una scheda-lenzuolo, affollata di simboli noti e nuovi, presentati senza troppo sforzo da chi sarà in grado di raccogliere le firme richieste. Un paradiso per i #drogatidipolitica, un po’ meno per chi dovrà ricevere e vagliare tutti i documenti. 
 
Gabriele Maestri