Elezioni Assemblea Costituente 1946

2 Giugno 1946

Le elezioni del 1946 furono uniche nel loro genere, si trattava di votare per l’Assemblea Costituente, nello stesso giorno avvenne il Referendum per scegliere la forma istituzionale dello Stato: Monarchia o Repubblica, i dati ufficiali, che sono da sempre contestati, attribuirono la vittoria alla Repubblica per 12.718.641 voti (54,27%) sulla Monarchia 10.718.502 voti (45,73%).

Non poterono votare coloro che prima della chiusura delle liste elettorali si trovavano ancora al di fuori del territorio nazionale, nei campi di prigionia o di internamento all’estero, né i cittadini dei territori delle province di Bolzano , Gorizia e Trieste.

In un clima di assoluta incertezza, in Italia non si votava da oltre vent’anni, con un conflitto che era finito da solo 12 mesi e che aveva lasciato profonde ferite alla nazione 24,947,187 italiani si recarono alle urne per eleggere i 556 deputati dell’Assemblea Costituente, per la prima volta avevano diritto di voto anche le donne.

La partecipazione fu massiccia, circa il 90% degli aventi diritto si recò alle urne,

Come funzionava il meccanismo elettorale?

Lo spiega Gabriele Maestri in un articolo del suo blog I simboli della discordia

Contavano innanzitutto i voti ottenuti dalle liste in ciascuno dei collegi, disegnati in modo che – Valle d’Aosta a parte, in cui da sempre si elegge un solo rappresentante – si potessero eleggere almeno 7 deputati: anche nei collegi minori c’era spazio per rappresentare le minoranze rilevanti. Per la distribuzione si utilizzò il metodo del quoziente: prima si ricavava – si vedrà come – il quoziente, cioè il numero di voti necessari per ottenere un seggio nel singolo collegio, poi si divideva il numero di voti ottenuti da ciascuna lista per quel quoziente, ottenendo così – come risultato intero – il numero di seggi da assegnare direttamente alla singola lista in quel collegio. 
Con quelle operazioni matematiche, però, è difficile riuscire ad assegnare tutti i seggi di ciascun collegio: spesso avanzano dei seggi, mentre è normale che per ogni lista avanzino dei “resti”, cioè dei voti che non hanno prodotto alcun seggio (corrispondenti, appunto, al resto dell’ultima divisione a risultato intero), così la legge scelse due soluzioni. Innanzitutto, per ridurre il numero di seggi non assegnati collegio per collegio, si adottarono due diverse formule proporzionali, legate al modo di calcolare il quoziente: nei collegi in cui si distribuivano fino a 20 seggi, si applicò la formula Hagenbach-Bischoff, in base alla quale il quoziente si calcola dividendo il totale dei voti espressi in quel collegio per il numero dei seggi da distribuire lì aumentato di uno; nei collegi in cui si assegnavano più di venti seggi, si adottò invece la formula Imperiali, che prevede il meccanismo già visto, ma il totale dei voti ottenuti dalle liste nel collegio dev’essere diviso per il numero dei seggi da distribuire aumentato di due. Quasi certamente alcuni seggi, nei vari collegi, sarebbero comunque rimasti non assegnati: questi sarebbero stati redistribuiti in un collegio unico nazionale, sommando per ciascuna lista i “resti” otten
uti collegio per collegio. Avrebbero potuto presentare liste nel collegio unico nazionale le forze politiche che fossero riuscite a presentarsi almeno in dodici collegi plurinominali su 31 (ma in realtà su 30, perché nel collegio Trieste – Venezia Giulia – Zara, in quanto zona di frontiera non sotto il controllo italiano, non furono nemmeno convocati i comizi elettorali, come accadde pure nella provincia di Bolzano).

Le regole utilizzate per determinare i collegi e trasformare i voti in seggi hanno sempre anche delle ricadute sui simboli utilizzati: in quel caso fu particolarmente vero, infatti era stato previsto un doppio livello di deposito dei contrassegni elettorali. Il primo, centralizzato presso il ministero dell’interno, riguardava gli emblemi destinati al collegio unico nazionale, oltre che ai collegi territoriali: il deposito poteva avvenire “non oltre il sessantaduesimo giorno anteriore a quello della votazione” e, in caso di contrassegni identici o facilmente confondibili con altri, il Viminale avrebbe invitato i depositanti a sostituirli entro 48 ore (per quelle prime elezioni si accettarono anche somiglianze non troppo marcate, per limitare al minimo le esclusioni; non c’erano poi altre regole, per esempio il divieto di simboli religiosi). Le candidature locali, però, allora come oggi si presentavano nei singoli collegi plurinominali territoriali, precisamente “alla cancelleria della Corte di appello o del Tribunale […] non più tardi delle ore 16 del quarantacinquesimo giorno anteriore a quello della votazione”. 
Insieme ai documenti richiesti per la lista, comprese le firme degli elettori sostenitori (da 500 a 1000 per collegio), bisognava anche dare un simbolo alla lista e le alternative erano due: indicare uno dei simboli già depositati presso il Ministero dell’interno, dichiarando così contemporaneamente a quale forza politica sarebbero finiti i “resti” da rimettere in gioco nel collegio unico nazionale, oppure presentare in loco “un modello di contrassegno, anche figurato”, dunque nuovo rispetto a quelli già ricevuti dal Viminale (e che ovviamente non avrebbe dovuto essere facilmente confondibile con quelli). In quell’occasione (ma la cosa si sarebbe ripetuta anche per le elezioni politiche del 1948 e del 1953) fu dunque possibile utilizzare un simbolo anche in un solo collegio. Così, per vedere l’effetto che faceva o avendo quasi la certezza che una forza politica radicata in quel luogo, pur presentandosi solo lì, avrebbe conquistato un eletto. 
La versione completa della Regia Gazzetta del 12 marzo 1946 che contiene le norme elettorali

Le liste che concorrevano al Collegio Unico Nazionale erano :

File con tutti i risultati in ogni circoscrizione

I Componenti l’Assemblea erano previsti in 573 ma, con detto prima, non fu possibile eleggere quelli delle province non ancora restituite alla piena sovranità italiana.

Alle elezioni par la Costituente si presentarono un numero incredibile di liste e partiti, infatti ne contiamo 53 !

Ottennero almeno un seggio solo in 16, compreso il Fronte Democratico Repubblicano che si presentava solo in Val d’Aosta e che era formato da PCI, PSI, PRI e Partito d’Azione, quindi di fatto le componenti politiche che entrarono in Assemblea furono 15.

Le regioni ancora non esistevano e quindi le circoscrizioni elettorali erano fatte su base provinciale, in alcuni casi (Aosta, Liguria, Marche, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Sardegna) ricalcavano le attuali regioni, in altri casi comprendevano province di quelle che sarebbero diventate regioni diverse, Campobasso e Benevento erano insieme, come storicamente è giusto facendo parte del Sannio, Rieti era con le due province umbre, questa circoscrizione rimase attiva fino al 1992, ultime elezioni con sistema proporzionale puro. Udine era unita a Belluno mentre in altri casi, come poi rimase per anni, le regioni più popolose erano divise in più circoscrizioni, come detto questa divisione territoriale, salvo alcune modifiche, rimase in vigore fino al 1992.

Non tutti i 53 partiti/liste si presentarono in tutta Italia, anzi la maggior parte furono presenti solo in poche circoscrizioni se non in una sola, la scheda più ricca di simboli la ricevettero gli elettori di Roma-Latina-Viterbo-Frosinone: ben 26, a Napoli-Caserta erano 23, a Milano-Pavia solo 10 e questo mediamente era il numero di simboli presenti nella maggior parte delle circoscrizioni elettorali.

La maggior parte delle liste non indicava il nome ne la sigla del partito nel simbolo, come vedremo alcuni simboli, c’è ovviamente di tutto ed anche il mondo animale fu ampiamente utilizzato, erano molto semplici altri più elaborati, molte le liste che si richiamano a reduci, combattenti e danneggiati dalla guerra, molte con riferimenti ideologici o territoriali.

Ad Aosta le liste erano solo due, DC e FDR, la Democrazia Cristiana, quindi fu l’unico partito presente in tutta Italia, gli altri due maggiori partiti erano il PSIUP – Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria ed il PCI – Partito Comunista Italiano, questi tre partiti conquistarono in totale il 74,82% dei voti e 426 seggi su 556 e furono gli unici ad andare in doppia cifra.

Democrazia Cristiana – 8,101,004 voti – 35,21% – 207 seggi

Partito Socialista di Unità Proletaria – 4.758.129 voti – 20,68% – 115 seggi

Partito Comunista Italiano – 4.356.686 voti – 18,93% – 104 seggi

Il PSI era, quindi, il secondo partito italiano dopo la DC anche se non vince in nessuna circoscrizione, invece il PCI e la lista più votata a Mantova-Cremona, Bologna-Ferrara-Ravenna-Forlì, Parma-Modena-Piacenza-Reggio Emilia, Firenze-Pistoia e Siena-Arezzo-Grosseto, vince anche nelle due province umbre, Perugia e Terni, ma il risultato della provincia di Rieti é enormemente favorevole alla DC.

Democrazia Cristiana

capo politico: Alcide De Gaspari.

Erede del Partito Popolare Italiano fondato nel 1919 da Don Luigi Sturzo, nel 1943 viene rifondato con il nome di Democrazia Cristiana, mantenendo lo stesso simbolo. lo scudo crociato co scritta Libertas che ancora oggi é utilizzato.

Si propone da subito come il partito di raccolta di cattolici e moderati, in funzione anticomunista, nelle elezioni del 1946 é il primo partito nazionale con il 35,21% ed il più votato in quasi tutte le circoscrizioni, il miglior risultato percentuale lo ottiene a Trento (57,36%) ed a Bergamo-Brescia (49,11%), elegge 207 deputati. ( notare sul manifesto che la mappa dell’Italia comprende ancora l’Istria).

Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria

capo politico: Pietro Nenni.

Fondato il 14 agosto 1892 é il più vecchio partito italiano,  adottò il nome di Partito dei Lavoratori Italiani. Successivamente,  nel 1893, il nome venne cambiato in Partito Socialista dei Lavoratori Italiani mentre al congresso di Parma del 1895 assunse il nome definitivo di Partito Socialista Italiano. Dopo la fusione con il Movimento di Unità Proletaria,  avvenuta nell’agosto 1943, assunse il nome di Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, per poi ritornare al nome precedente nel 1947 a seguito della  scissione di Palazzo Barberini dalla quale ebbe origine il PSDI.

Nel 1946 é il secondo partito più votato, cosa che non si ripeterà più, anche se non primeggia in alcuna circoscrizione, ottiene il 20.78% ed elegge 115 deputati, una cinquantina di questi seguiranno Saragat in Unità Socialista. Miglior risultato a Como-Sondrio-Varese (34,02%) , prende percentuali decisamente più alte nel Nord Italia.

Partito Comunista Italiano

capo politico: Palmiro Togliatti.

Nato a Livorno il 21 gennaio 1921 durante il XVII Congresso del PSI, inizialmente con il nome di Partito Comunista d’Italia, dalla separazione dell’ala di sinistra del PSI guidata tra gli altri da Nicola Bombacci (che nel 1943v aderirà alla R.S.I.), Amadeo Bordiga, Onorato Damen, Bruno Fortichiari, Antonio Gramsci ed Umberto Terracini. Nel 1991 confluisce ne Partito Democratico di Sinistra anche se una minoranza continuerà come Rifondazione Comunista, movimento tutt’ora attivo.

Guidato nel 1946 a Palmito Togliatti, ottiene il 18,93% e 104 seggi, molto forte in alcune regioni del centro nord quali Emilia-Romagna. Toscana ed Umbria, nella circoscrizione di Bologna-Ferrara-Ravenna-Forlì ottiene il 38,19%, in quella di Siena-Arezzo-Grosseto il 38,04% , é meno votato nel sud dove spesso é superato anche dall’Unione Democratica Nazionale.

Dietro a questi tre partiti troviamo altre formazioni

Unione Democratica Nazionale

Capo politico: Luigi Einaudi.

Costituita da Partito Liberale Italiano, Democrazia del Lavoro, Unione Nazionale per la Ricostruzione di Francesco Saverio Nitti e Alleanza Democratica della Libertà di Arturo Labriola ottiene 1.560.638 voti pari al 6,78% e 41 seggi, presente in tutte le circoscrizioni ottiene buoni risultati in Campania , Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia dove spesso e la seconda lista più votata, mentre al nord e specialmente nel centro Italia i risultati sono decisamente minori, salvo forse che in Piemonte dove si attesta oltre al 5% ,tra gli eletti troviamo Luigi Einaudi (Presidente della Repubblica dal 1948 al 1955), Benedetto Croce e Vittorio Emanuele Orlando e Francesco Nitti.

Gli eletti non confluirono in un unico gruppo parlamentare ma formarono diversi gruppi (Liberale, Democrazia del Lavoro) o rimasero indipendenti, il cartello elettorale si sciolse nel gennaio 1948.

Fronte dell’Uomo Qualunque

Sorto attorno all’omonimo giornale, L’Uomo Qulaunque, fondato dal giornalista e commediografo Guglielmo Giannini, portava avanti istanze liberal conservatrici, anticomuniste e legate all’antipolitica, una delle proposte era quella di affidare il governo a tecnici ognuno competente per il proprio dicastero, tra i pochi movimenti a schierarsi apertamente per la Monarchia nel referendum istituzionale, da questo partito deriva il termine “qualunquista” ancora oggi utilizzato.

Non era presente in tutte le circoscrizioni, assente infatti a CO-SO-VA, MN-CR, Trento, VE-TV e LE-BR-TA e sicuramente questa assenza é pesante visto che i maggiori risultati arrivano dal sud Italia, il Fronte dell’Uomo Qualunque ottiene 1.211.956 voti pari al 5,27% ed elegge 30 deputati, come detto la maggior parte dei voti arriva dal sud, a Napoli città sfiora il 20% a Bari e il partito più votato con il 36,86%.

Il 14 dicembre 1946 il partito adotta il nuovo nome di Fronte Liberale Democratico dell’Uomo Qualunque , ma il partito ha breve vita , anche a causa delle scelte di Giannini che prima si avvicina alla Dc ed in seguito apre un dialogo con il PCI, in parlamento ben 14 deputati qualunquisti escono dal gruppo formando il gruppo Unione Nazionale, avviene quindi una vera e propria diaspora, nelle elezioni del 1948 partecipa al Blocco Nazionale con il PLI ma gli eletti sono pochi, in seguito molti esponenti continueranno nelle file del Pli, del Partito Monarchico ed anche del MSI.

Partito Repubblicano Italiano

Capo Politico: Randolfo Pacciardi.

Fondato nel 1895 ed ancora attivo, anche se la presenza elettorale e ormai ridotta ed i risultati sono assolutamente insignificanti, il simbolo con l’edera ha comunque preso parte alle politiche 2018 ed alle regionali del 2020 in Campania ed in Veneto, il Partito Repubblicano Italiano e quindi, dopo 125 anni di vita ancora in essere…

Nel 1946 presenta liste in tutte le circoscrizioni tranne che in Sardegna, ottiene 1.003.007 voti pari al 4,36% e 23 deputati.

I risultati non sono omogenei, in molte circoscrizioni la lista ottiene un pugno di voti, i risultati migliori arrivano nelle Marche 16,42%, nel Lazio 15,17% secondo partito e cinque eletti, in Umbria e Rieti 1095%, a Bo-FE-RA-FO 9,64% e due eletti, PI-LI-LU-MS 8,96% e Si-AR-GR 6,67%.

Blocco Nazionale della Libertà

Capo Politico:Roberto Lucifero d’Aprigliano

Formata da esponenti del Partito Democratico Italiano, Concentrazione Nazionale Democratica Liberale, Centro Democratico e  Fronte della Libertà , era un cartello elettorale filo monarchico e che si poneva a destra.

Ottiene 637.328 voti pari al 2,78% ed elegge 16 seggi, perde subito pezzi per il passaggio di alcuni deputati all’Uomo Qualunque, in seguito altri passano al Partito Monarchico ed al Partito Liberale. La lista non era presente in ben 10 circoscrizioni (Cuneo, Trento, Verona, Udine, Bologna, Parma, Ancona, L’Aquila, Potenza, Cagliari) e quindi il risultato va considerato in proporzione, ottiene il miglior risultato a Lecce-Brindisi-Taranto, 21,46, secondo partito, e tre eletti, bene anche in Calabria, 11,02% e due seggi.

Particolare curioso, nelle circoscrizione Bari-Foggia ottiene solo l’ 1,31%, una differenza enorme nella stessa regione, sopra tutto se si pensa che a Lecce città e il primo partito con il 40,29% ed anche a Brindisi con il 27,02%, ma come abbiamo visto al Lecce era assente ala lista dell’Uomo Qualunque.

Partito d’Azione

Capo politico: Riccardo Lombardi.

Fondato nel 1942 e facente parte del CLN , trae il nome dall’omonimo partito fondato da Giuseppe Mazzini nel 1853 e sciolto nel 1867.

 I suoi membri furono chiamati “azionisti” e il suo organo ufficiale era L’Italia Libera, uno dei fondatori era Ugo La Malfa che in seguito prenderà strade diverse, nel 1943 confluisce nel PdA il gruppo di Giustizia e Libertà tra questi Emilio Lussu che poi si dedicherà completamente al Partito Sardo d’Azione che troveremo in seguito, infatti già prima delle elezioni del 1946 il Partito subisce una forte frattura interna e se ne allontanano La Malfa, Ferruccio Parri, Altiero Spinelli ed altri.

Alle elezioni ottiene 334.748 voti pari al 1,45% e solo 7 seggi, infatti per formare il gruppo parlamentare dovettero aggregare due eletti sardisti ed il deputato aostano, anche il PdA era assente in 6 circoscrizioni (Milano, Trento, Parma, Bari, Potenza e Cagliari). e quindi il risultato nazionale va sempre pesato in proporzione alla presenza, tallone d’Achille elettorale era anche rappresentato dal non avere una o più zone particolarmente forti, infatti il risultato migliore lo ottiene in Abruzzo con il 3,35%. Nel febbraio del 1947 il Comitato centrale decise lo scioglimento del partito e la confluenza nel PSI, il gruppo parlamentare mantenne la propria autonomia fino a fine legislatura.

Movimento per l’Indipendenza della Sicilia

Fondato nel 1942 da Andrea Finocchiaro Aprile, già deputato demosociale del Regno.

Negli ultimi turbolenti anni di guerra da vita anche ad una milizia armata, l’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia EVIS, il MIS era senza dubbio visto favorevolmente dalle autorità militari anglo-americane e nelle sue file militarono, anche se per un breve periodo, esponenti della mafia.

Alle elezioni del 1946 si presentò nelle due circoscrizioni siciliane e chissà perché, visto che la lista non partecipava al C.U.N., in quella di Napoli-Caserta dove ottiene solo lo 0,29%, in Sicilia invece arrivarono 168.287 voti che valsero l’elezione di 4 parlamentari, tra questi il Finocchiaro Aprile, a livello nazionale il risultato fu dello 0,74%, dato assolutamente utile solo a fini statistici, in Sicilia ottiene il 9,33% nella circoscrizione CT-ME-SR-RG e l’8,20% in quella PA-TP-AG-CL, con due eletti in entrambe.

Il partito si scioglie nel 1951 dopo il flop delle elezioni politiche del 1948 e delle regionali di quell’anno, anche se in seguito il nome viene ripreso da altre formazioni siciliane.

Partito dei Contadini d’Italia

Capo politico: Alessandro Scotti.

Il suo simbolo raffigurava un gruppo di spighe attorniate da grappoli d’uva, serrate da un cartiglio col motto Per l’Italia rurale. Il partito pubblicava il giornale La Voce del Contadino, fondato negli anni venti, riprende l’attività politica dopo la guerra, si racconta che i suoi esponenti avessero l’abitudine di tenere le riunioni parlando in dialetto piemontese, era infatti il Piemonte, e più precisamente nella circoscrizione AL-AT-CN che il partito otteneva i migliori risultati, nel 1946 il 8,46% e l’unico eletto, Alessandro Scotti, nato a Montegrosso (AT) nel 1879 e fratello di Giacomo, parlamentare negli anni venti,

Scotti aderisce al gruppo del Partito Democratico del Lavoro, nel 1948 viene rieletto, sempre unico deputato del PcdI ed aderisce al gruppo PRI, salvo poi presentarsi nel 1953 nelle liste del Partito Monarchico dove venne rieletto, nel 1958 il partito aderì’ al cartello Comunità ma non ottene risultati, Scotti, contrario a questa scelta ne uscì e si ripresentò con i monarchici, fallendo però l’elezione, in seguito si ritira dalla politica, il Partito Contadini continua ad esistere localmente fino al 1963, poi confluisce nel PRI.

Nel 1946 ottiene 102.393 voti pari allo 0,44% e, come visto, un parlamentare, va detto che era presente solo in sei circoscrizioni ì le due piemontesi, Liguria, Como, Roma ed Abruzzo, sicuramente una maggior presenza, visto che il seggio era scattato nel Piemonte sud, gli eletti sarebbero stati qualcuno in più e magari il Partito dei Contadini avrebbe avuto un storia diversa….

Concentrazione Democratica Repubblicana – CDR

Forse uno dei partiti con la più breve vita della storia delle elezioni italiane, nasce l’ 8 febbraio del 1946 e si scioglie l’ 8 settembre dello stesso anno.

Lo formano due gruppi: il Movimento della Democrazia Repubblicana di Ferruccio Parri, Ugo La Malfa, Altiero Spinelli, Bruno Visentini ed Oronzo Reale che avevano lasciato sempre nel 1946 il Partito d’Azione ed Movimento Liberale Progressista creato da liberali progressisti che non avevano aderito alla scelta del PLI di formare la lista Unione Democratica Nazionale.

Il CDR ottiene 97.690 voti pari al 0,42% ma riesce comunque ad eleggere due deputati, La Malfa e Parri, i due entrano a far parte in Assemblea del gruppo del Partito Repubblicano Italiano, in seguito il CDR entrerà direttamente nel PRI, infatti Ugo La Malfa ne diventerà segretario nazionale nel 1965 ed occuperà importanti incarichi di Governo.

Il CDR era presente solo nelle circoscrizioni di   di Torino, Cuneo, Milano, Parma, Pisa, Roma, Napoli, Salerno e Palermo, il miglior risultato e in quella di SA-AV dove ottiene il 2,93%.

Partito Sardo d’Azione

Fondato nel 1921 da ex combattenti della Brigata Sassari, tra questi Emilio Lussu che rilancia il movimento nel 1946 dopo aver lasciato il Partito d’Azione ed interrompendone definitamente la collaborazione con la confluenza di quest’ultimo nel PSI.

Il PsdAz, che dal 1981 si vota alla causa autonomista con anche tendenze indipendentiste, ha naturalmente lo scopo di rappresentare le istanze dei sardi e della Sardegna, il partito e ancora attivo con stesso simbolo e denominazione e questo ne fa sicuramente uno dei più longevi partiti italiani in attività, attualmente e federato con la Lega Salvini ed ha propri rappresentanti in Parlamento e inoltre presente nella Consiglio regionale ed esprime il governatore della Sardegna, Christian Solinas.

Nel 1946 si presenta solo nell’Isola dove ottiene 78.554 voti pari allo 0,34% su scala nazionale ma al 14,89% nella circoscrizione dove e secondo solo alla DC, vengono eletti deputati Emilio Lussu e Pietro Mastino, i due entrano a far parte del gruppo parlamentare del Partito d’Azione favorendone così la creazione altrimenti impossibile per scarsità di numeri.

Movimento Unionista Italiano

Il movimento aveva come proposta principale l’adesione dell’Italia agli Stati Uniti d’America, il simbolo infatti rappresentava un globo con le bandiere USA ed italiana, nelle intenzioni di Ugo Damiani, Santi Palladino e Corrado Gini che lo fondarono il 12 ottobre 1944 a Catania, gli USA avrebbero dovuto federare tutte le nazioni libero del mondo, trasformandosi in un governo mondiale allo scopo di raggiungere una condizione di pace perpetua, non dimentichiamo che nel 1944 la II Guerra Mondiale era ancora in svolgimento e che il raggiungimento di una pace tra i popoli non era certo tema da sottovalutare.

Dopo qualche buon risultato nelle amministrative nel sud Italia il MUI si lancia per le elezioni dell’Assemblea Costituente, arrivano 71.021 voti pari allo 0,3% che però, grazie alla partecipazione al Collegio Unico Nazionale, fanno scattare un seggio per Ugo Damiani che si iscrive al gruppo misto, successivamente si realizza che quanto proposto dal Movimento Unionista e assolutamente utopico ed irrealizzabile, d’altra parte la proposta non aveva trovato il minimo appoggio da parte degli Stati Uniti, cosi il partito fu sciolto nel gennaio del 1948.

Alle elezioni per l’Assemblea Costituente del 1946 il MUI si presentò in solo 7 circoscrizioni (Sardegna, Sicilia occidentale, Puglia, Calabria, Abruzzo e Lazio cioè in neppure un quarto d’Italia), raccolse 71.000 voti  ed elesse un deputato. Buono il risultato nelle principali città del Sud Italia (3,2% a Palermo, 2,7% a Cagliari, 2,5 a Chieti, 2% a Bari e Cosenza), clamoroso il risultato nei paesi ad alta emigrazione negli USA in cui spesso, come a Roccaraso (AQ), fu secondo solo alla DC.

Partito Cristiano Sociale

Tra i pochi ad inserire la denominazione completa del partito nel simbolo, il partito nasce durante la resistenza ed inizialmente il leader Gerardo Bruni, bibliotecario in Vaticano, si avvicina alla DC, salvo poi allontanarsi per le posizioni filo capitalistiche del partito dello scudo crociato, il Partito Cristiano Sociale ottiene nel 1946 solo 51,088 voti pari al 0,22% ma riesce comunque ad eleggere in Assemblea il suo fondatore che aderisce al Gruppo Misto, la lista era Presente solo nelle circoscrizioni di Venezia, Firenze, Pisa, Siena, Perugia, Roma e Lecce ottenendo in Umbria il miglior risultato con il 2,26%, Nel 1948 con le poche forze di cui disponeva e l’ostracismo della Democrazia Cristiana (Bruni nel 1947  perse il lavoro nella Biblioteca Vaticana per le sue posizioni politiche) il partito raccolse 72.854 voti pari allo 0,28% ma nessun seggio in parlamento. In seguito a questa sconfitta il partito si sciolse e il fondatore Bruni continuò la sua attività in alcuni movimenti della sinistra cristiana.

Partito Democratico del Lavoro

Fino al 1944 si chiamava Democrazia del Lavoro, nel 1946 il PDL, tra i maggiori esponenti Ivanoe Bonomi, sceglie di partecipare alle elezioni nel cartello dell’Unione Democratica Nazionale, per qualche motivo, sicuramente valido ma che non e possibile approfondile, il partito presenta una lista nella circoscrizione Salerno – Avellino, dove ottiene 40,633 voti pari al 7,77% (su scala nazionale valgono 0,18%) ed elegge direttamente un deputato nella persona di Costantino Preziosi (secondo più votato dietro a Francesco Amatucci che rinuncia) che in parlamento si iscrive al gruppo del Partito Democratico del lavoro con gli altri eletti nelle liste dell’Unione Democratica.

Il simbolo dell’orologio non era quello originale di DL , il simbolo di DL erano questi questi. per DL ed in seguito dopo il cambio di denominazione quello con le spighe di grano (inserito nel simbolo dell’Unione Democratica Nazionale).

Non li rivedremo mai più su una scheda elettorale perché il partito si scioglie nel gennaio del 1948, i deputati scelsero strade diverse a sinistra (PCI e PSI) ma uno entrò anche nel PLI Il leader Ivanoe Bonomi aderì al PSDI di cui fu per un certo periodo presidente, il Pdl era comunque riuscito a costituire un gruppo autonomo anche grazie al supporto del deputato del Partito Contadini.

Ultimo seggio spetta al Fronte Democratico Progressista Repubblicano che era un cartello formato da Pci, Psi, Pri e PdA per il collegio uninominale della provincia di Aosta.

L’eletto aderisce al gruppo parlamentare del Partito d’Azione

Liste che non eleggono deputati.

Come detto all’inizio le liste presenti furono ben 53, ne abbiamo viste 16, quelle che hanno espresso almeno un seggio, ma ne rimangono ancora moltissime, va detto che molte liste si richiamano al tragico evento bellico finito da poco più di un anno, infatti troviamo molte liste che si propongono di rappresentare reduci o comunque danneggiati dalla guerra, altre si richiamano ad piccolissime formazioni politiche, non mancano le liste locali, insomma c’è un po’ di tutto, purtroppo di molte di queste liste non e possibile recuperare informazioni.

Movimento Nazionale per la Ricostruzione

il nome ed il simbolo dicono tutto, si presenta solo nelle circoscrizioni di Perugia, Roma, L’Aquila, Napoli, Catania. Ottenendo in tutto 39.748 voti pari al 0,17%, miglior risultato 1,43% a Catania.

Unione Democratica Indipendente Lavoro e Libertà

Presente solo nelle circoscrizioni di Ancona, Roma e L’Aquila, ottiene 36.398 voti pari al 0,16%, ottiene un buon risultato in Abruzzo 4,16% ma non basta per eleggere un deputato.

Alleanza Repubblicana Italiana

Presente solo nelle circoscrizioni di Bari e Potenza, ottiene 34.363 voti pari al 0,15%, buono il risultato a Bari-Foggia dove ottiene il 3,64% mentre in Basilicata supera il 2%, interessante ed originale il simbolo del gallo, che viene utilizzato a Bari mentre in Basilicata si utilizza l’edera, simile a quella del PRI. Probabilmente alla base dell’Alleanza repubblicana italiana ci fu la scissione consumatasi nel Partito d’azione all’inizio di febbraio del 1946

Alleanza Monarchica Italiana

Dopo l’Alleanza Repubblicana arriva quella Monarchica, ricordiamo che la forma istituzionale della Stato non era ancora stata decisa, appare quindi anomalo un partito che si richiama direttamente alla Monarchia, comunque si presenta solo nel Lazio dove ottiene 30.505 voti pari al 2,19% e non arriva lontanissima dall’eleggere un deputato, su scala nazionale valgono lo 0,13%, il più votato della lista e il nobile Giorgio Asinari di San Marzano.

Movimento Democratico Monarchico Italiano

Presente solo a Lecce, ottiene 30,017 voti pari al 5,54% (su scala nazionale 0,13%) e per poco non elegge il più votato.il giornalista ed allenatore di calcio Giuseppe Amilcare Oddo , originario di Trapani e brindisino di adozione.

Non sappiamo se questi due liste monarchiche confluiranno in seguito nel Partito Nazionale Monarchico.

Partito del Reduce Italiano

Presente solo nelle circoscrizioni di Roma, L’Aquila, Napoli e Bari, ottiene in tutto 24.764 pari a 0,11%, senza particolari acuti, miglior risultato 1,66% a Bari

Partito Comunista Internazionalista

Presente solo nelle circoscrizioni di Cuneo, Milano, Mantova e Catanzaro. Il P.C.Internazionalista ottiene 22.644 voti pari al 0,10% , in Calabria il miglior risultato 1,74%, il partito era stato fondato nel 1943 su iniziativa di alcuni ex dirigenti del PCI, che erano stati espulsi per posizioni dissenzienti dalla linea filo sovietica e stalinista, il partito si presenta anche alle elezione del 1948 e posi si ritira dalle competizioni elettorali anche se e attualmente ancora operativo ed aderisce al Bureau Internazionale per il Partito Rivoluzionario

Concentrazione Nazionale Combattenti e Reduci

Il nome dice già tutto per questa lista che si presenta solo a Roma ; Napoli e Palermo ottenendo 21.560 voti pari allo 0,094%

altre liste con meno di 20.000 voti

Unione Combattenti Reduci Partigiani Famiglie Prigionieri

14.383 voti – 0,06% presente a Bari (1,80%)

Partito di Unione Nazionale

12.746 voti – 0,05% presente a Roma (0,04%) Napoli (0,17%) Salerno (2,0%)

Gruppo Combattenti e Indipendenti

12.165 voti – 0,05% presente a Salerno (2,33%)

Indipendenti

11.531 voti – 0,05% presente a Napoli (1,12%)

Partito Patriottico Monarchico Rinnovatore

11.098 voti – 0,05% presente a Napoli (1,08%)

Lega Sarda

10.499 voti – 0,05% – presente in Sardegna dove ottiene l 1,99%

Partito Indipendente Siciliano del Lavoro

10.246 voti – 0,04% presente a Catania (1,04%)

Unione Nazionale Sinistrati di Guerra

10.236 voti – 0,04 – presente in Liguria (0,33%), Benevento-Campobasso (0,22%), Napoli (0,45%), Bari (0,15%).

Combattenti Reduci e Partigiani

8.690 voti – 0,04% presente in Calabria (1,09%)

Movimento Lavoratori Indipendenti

8.596 voti – 0,04 presente a Napoli (0,43%) e Palermo (0,45%)

Lega Pacifista Italiana

6.333 voti – 0,03% presente a Roma (0,15%) e Palermo (0,46%)

Indipendenti

5781 voti – 0,02% presente in Basilicata (2,26%)

Indipendenti Siciliani di Sinistra

5.706 voti – 0,02% presente a Catania (0,58%)

Unione per la Rinascita del Mezzogiorno

5.373 voti – 0,02% presente a Napoli (0,52%)

Centro Politico Italiano

5.063 voti – 0,02% presente a Roma (0,36%)

Centro Italiano

4.516 voti – 0,02% presente a Napoli (0,44%) nota la scritta é il Centro – Dio – Re – Popolo

Unione Democratica Libertà e Lavoro e Indipendenza per la difesa interessi del Mezzogiorno

4.207 voti – 0,02% presente a Napoli (0,41%)

Partito Liberale Italiano

4.052 voti – 0,02% presente solo a Venezia (0,62%) n.b. il PLI faceva parte dell’Unione Democratica Nazionale, questa era, evidentemente, un a lista autonoma.

Partito Laburista Italiano

3.891 voti – 0,02% presente solo in Calabria (0,26%)

Partito Repubblicano Socialista

3.611 voti – 0,02% presente solo a Roma (0,26%)

Schieramento Nazionale

2.781 voti – 0,01% presente solo a Milano-Pavia (0,16%)

Partito Socialista Riformista

2.234 voti – 0,01% presente solo a Roma (0,16%)

Gruppo Politico Italiani di Sicilia d’Africa e del Mediterraneo

1.995 voti – 0,01% presente a Roma (0,14%)

Patria e Ricostruzione Nazionale – Movimento Garibaldino Antifascista Partigiani d’Italia

1.992 voti – 0,01% presente solo a Napoli (0,19%)

Unione Comunisti Italiani Indipendenti

1.776 voti – 0,01% presente solo in Basilicata

La Giovine Italia

985 voti – presente a Roma (0,07%), lista che si ispirava all’omonimo movimento mazziniano.

Partito Progressista Italiano

780 voti – presente solo a Roma (0,06%)

Partito Repubblicano Autonomista

683 voti presente a Napoli (0,07%)

Confederazione Generale Femminile Italiana del Lavoro

662 voti presente a Roma (0,05%)

Sopra un scheda (incompleta) della Circoscrizione di Roma.

Simboli depositati ma poi non presentati

Prassi di ogni elezione é il pre-deposito del simbolo, in questo caso diversi partiti o movimenti od associazioni presentarono il simbolo presso il Ministero ma poi non lo utilizzarono, in alcuni casi era un deposito effettuato da partiti che poi si presenteranno in liste comuni con altri, nella maggio parte dei casi la non presenza elettorale non é spiegabile se non, forse, con lamancanza di firme necessarie

Partito Democratico del Lavoro – si presenta con l’Unione Democratica Nazionale

Alleanza Democratica della Libertà – si presenta con l’Unione Democratica Nazionale

Partito Democratico Italiano – si presenta con il Blocco Nazionale della Libertà

Fronte della Libertà – si presenta con il Blocco Nazionale della Libertà

Movimento Centro Democratico – si presenta con il Blocco Nazionale della Libertà

altri simboli depositati:

Si ringrazia Gabriele Maestri che ha procurato, attingendo dal suo archivio infinto, i simboli, il formato di questi é stato ridotto per esigenze di pubblicazione.

I dati elettorali sono presi dal sito del Ministero degli Interni – Archivio Elettorale.

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